I dati ISTAT di novembre 2025 appena pubblicati fotografano un'Italia a due facce. Se guardiamo solo i titoli dei telegiornali, il tasso di disoccupazione scende al 5,7%. Sembrerebbe una vittoria, ma la realtà dietro i numeri è molto più complessa e, per certi versi, preoccupante.
Ecco i 3 punti chiave per capire cosa sta succedendo al mercato del lavoro italiano.
Il dato che salta all'occhio non è chi ha perso il lavoro, ma chi ha smesso di cercarlo. A novembre registriamo 72.000 inattivi in più.
Cosa significa? Che il calo della disoccupazione non è dovuto solo a nuove assunzioni, ma a una massa di persone che si è spostata nella "zona d’ombra" di chi non partecipa più attivamente al mercato. Un segnale di sfiducia o un cambio strutturale nelle priorità degli italiani?
Nell'ultimo mese abbiamo perso 34.000 occupati. A pagare il prezzo più alto sono state le donne, i giovani tra i 15-24 anni e, soprattutto, due categorie specifiche:
I dipendenti a termine: -204.000 rispetto all'anno scorso.
Gli autonomi: in calo nell'ultimo mese, nonostante una crescita su base annua.
La nota positiva? I dipendenti permanenti tengono botta e crescono di 258.000 unità rispetto a novembre 2024. Il mercato del lavoro si sta polarizzando: chi è dentro (con un contratto stabile) è più protetto, chi è fuori fatica sempre di più a entrare.
Mentre i 25-34enni mostrano segnali di vitalità (l'unica fascia in cui gli inattivi calano), la fascia 35-49 anni e i giovanissimi sono quelli che hanno sofferto di più il calo dell'occupazione mensile. È il segno di una transizione demografica e professionale che sta lasciando indietro chi dovrebbe essere nel pieno della propria carriera.
| Indicatore | Valore attuale | Variazione mensile |
|---|---|---|
| Occupati | 24,188 milioni | -34.000 |
| Tasso di Disoccupazione | 5,7% | -0,1% |
| Tasso di Inattività | 33,5% | +0,2% |
| Disoccupazione Giovanile | 18,8% | -0,8% |
Siamo di fronte a un'Italia che ha più contratti stabili rispetto a un anno fa (+179.000 occupati totali), ma che nell'ultimo mese sembra aver tirato il freno a mano. La disoccupazione scende, ma se il prezzo da pagare è l'aumento dell'inattività, abbiamo davvero motivo di festeggiare?
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