Il governo sta mettendo a punto un pacchetto di misure per la prossima manovra di bilancio, con un obiettivo chiaro: sostenere il potere d’acquisto di famiglie e lavoratori, stimolare la produttività e accompagnare le imprese nei processi di riorganizzazione.
Tra le proposte più attese c’è il raddoppio dei fringe benefit esentasse:
da 1.000 a 2.000 euro per la generalità dei lavoratori;
da 2.000 a 4.000 euro per chi ha figli a carico.
Questo significa che i datori di lavoro potranno riconoscere ai dipendenti beni e servizi non soggetti a tassazione fino ai nuovi limiti, offrendo un sostegno concreto alle famiglie.
Rientrano tra i benefit agevolati anche le spese per utenze domestiche (acqua, luce, gas), gli affitti e gli interessi sul mutuo prima casa. In un contesto in cui, secondo i dati più recenti, i canoni di locazione sono aumentati in media del 10,6% nel 2024, arrivando ad assorbire fino al 30% del reddito familiare – e in alcune città quasi la metà – questa misura potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno.
In pratica, un lavoratore con figli potrebbe destinare fino a 4.000 euro netti all’anno alle spese di casa, istruzione o cura dei figli, con un impatto diretto sul reddito disponibile.
Accanto ai fringe benefit, il governo valuta un nuovo rifinanziamento della Cassa Integrazione (Cig) per far fronte alle crisi e alle riorganizzazioni aziendali, sempre più frequenti. Il fondo potrebbe valere tra 400 e 500 milioni di euro, destinato a gestire situazioni complesse e a tutelare l’occupazione.
Torna anche il tema della Decontribuzione Sud, dopo lo stop imposto da Bruxelles alla precedente versione. La nuova formula dovrebbe essere limitata alle grandi aziende del Mezzogiorno che assumono a tempo indeterminato, e prevedere un decalage graduale negli anni.
Un altro fronte su cui si lavora è quello dei premi di produttività. Il ministero del Lavoro propone di innalzare il tetto agevolato da 3.000 a 4.000 euro, con cedolare secca al 10%. Oggi questo limite più alto si applica solo alle imprese che coinvolgono i lavoratori nella gestione organizzativa; la novità estenderebbe la possibilità a una platea più ampia, incluse molte Pmi.
Non solo: sul tavolo c’è anche un’aliquota Irpef ridotta del 10% per gli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali a partire dal 2026, per favorire il dialogo tra imprese e sindacati.
Infine, si studia un regime fiscale agevolato (sempre al 10%) anche per straordinari, lavoro festivo e notturno, nonché per le indennità dei turnisti. Oggi questi redditi sono tassati con le normali aliquote Irpef, che possono superare il 35-40%.
In sintesi, la manovra punta a un equilibrio tra sostegno economico ai lavoratori e stabilità dei conti pubblici. Come ricordato dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il nodo centrale resta uno: rafforzare il reddito reale delle famiglie, senza compromettere la sostenibilità del sistema previdenziale.
Se le misure saranno confermate, il 2025 potrebbe segnare un nuovo capitolo per il welfare aziendale e la fiscalità del lavoro in Italia: più flessibilità, più incentivi e, finalmente, più attenzione al potere d’acquisto di chi lavora.