Il Decreto Legge 92/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 giugno, introduce importanti novità in tema di ammortizzatori sociali, pensate per sostenere comparti produttivi strategici che attraversano una fase di particolare difficoltà. Parliamo soprattutto del settore moda e dei grandi gruppi con oltre mille dipendenti, che ora potranno accedere a strumenti più flessibili e duraturi di integrazione salariale.
Vediamo nel dettaglio le misure più rilevanti introdotte dagli articoli 7, 8 e 10 del decreto.
Arriva un’estensione tanto attesa: per le imprese della moda già rientranti nel perimetro della legge 199/2024, la Cassa Integrazione viene prorogata di 12 settimane, utilizzabili fino al 31 dicembre 2025.
Ma la vera novità sta nella semplificazione dell’accesso:
Il trattamento potrà essere anticipato direttamente dal datore di lavoro o pagato dall’Inps, anche senza obbligo di dimostrare gravi difficoltà finanziarie.
Rimane fondamentale l’informativa sindacale, da avviare in tempi congrui.
📌 Criticità: la norma, teoricamente, consente di richiedere il trattamento dal 1° febbraio 2025, ma appare poco realistica. A quella data, i flussi contributivi Uniemens risultano già inviati (entro il 30 giugno quello di maggio), rendendo complicato gestire retroattivamente la misura. Una previsione più coerente sarebbe stata limitare l’accesso ai periodi successivi all’entrata in vigore, ovvero dal 27 maggio 2025 in poi.
Una vera svolta epocale: i gruppi di imprese con oltre 1000 dipendenti potranno accedere alla Cassa Integrazione Straordinaria (Cigs) fino al 2027, anche in deroga ai limiti ordinari di durata previsti dal D.lgs. 148/2015.
Inoltre:
Il trattamento coprirà il 100% delle ore di sospensione, superando il classico limite dell’80%.
La misura è cumulabile con altri ammortizzatori già attivati, anche in continuità.
👉 Finalità: accompagnare processi di riorganizzazione e riconversione, evitando licenziamenti traumatici e mantenendo un legame tra lavoratori e tessuto produttivo.
📝 Condizione indispensabile: la sottoscrizione di un accordo quadro con le organizzazioni sindacali più rappresentative, il Ministero del Lavoro e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
💰 Costo stimato: 94 milioni di euro, comprensivi anche della contribuzione figurativa.
Per l’anno 2025, viene prevista la possibilità di autorizzare un’ulteriore tranche di Cigs fino a 6 mesi, destinata alle imprese in cessazione di attività che abbiano prospettive concrete di cessione, anche parziale.
Misura una tantum e non prorogabile, con tetto di spesa fissato a 20 milioni di euro.
L’obiettivo è quello di evitare interruzioni occupazionali in presenza di trattative industriali in corso.
📌 Attenzione: anche in questo caso è obbligatorio un accordo stipulato a livello governativo, e il trattamento decade se non sussistono concrete possibilità di riassorbimento o mancata partecipazione a percorsi di riconversione o formazione.
Il DL 92/2025 rappresenta un importante passo in avanti nella tutela del lavoro, in particolare nei settori più esposti alla crisi e alla transizione industriale. Le misure, seppur apprezzabili nella loro finalità, richiedono attenzione nell’applicazione concreta, specialmente per evitare incongruenze tecniche (come l’esempio dei periodi di paga già chiusi nel settore moda).
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